Seguici    
Accedi

Effettua il LOGIN

Hai dimenticato la password?
REGISTRATI ADESSO!

oppure accedi tramite...

 

Adriana Cavarero: "Inclinazioni. Critica della rettitudine"

La filosofa Adriana Cavarero, esponente del pensiero della differenza sessuale, già ordinaria di filosofia politica all’Università di Verona, intervistata ad Ancona in occasione della prima edizione del “KUM! Festival - Curare, Educare, Governare”, parla del suo libro "Inclinazioni. Critica della rettitudine".
La rappresentazione stereotipica del maschile e del femminile nasce nella Grecia antica, dove l'uomo era il guerriero, il dominatore, il portatore di violenza, il soggetto chiamato a dominare non solo sul nemico ma anche sull’intero mondo femminile e su quello degli schiavi.

Gli uomini liberi nell’antica Grecia costituivano una minoranza e venivano chiamati non a caso δεσπότης, l’equivalente del pater familias romano

La costruzione teorica di un soggetto dominante, che implica la violenza, non è un dato antropologico naturale, secondo la Cavarero, ma una costruzione culturale: se si costruisce un soggetto maschile dominante si costruisce anche la cultura della violenza, che potrebbe quindi anche essere decostruita.

La figura dell’uomo tradizionalmente verticale, si dice che l’uomo è retto, è contrapposta alla tipica figura femminile stereotipica che è quella dell’inclinazione, intesa come l’inclinazione materna. Non si dice mai che una donna è retta, ma si dice spesso che le donne hanno un’inclinazione materna: la donna è inclinata sull’altro, sul bambino per la cura dell’altro. La terapeutica non può che essere fatta da inclinazioni, gli ospedali si chiamano cliniche e l’immagine che la Cavarero usa per descrivere questo concetto è il celebre dipinto di Leonardo Sant'Anna, la Vergine e il Bambino con l'agnellino, conservato nel Museo del Louvre di Parigi.

Tags

Condividi questo articolo

Inserisci il codice nel tuo articolo