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Enzo Bianchi: la fraternità della convivenza

Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose, della quale è stato priore fino al gennaio del 2017, intervistato al Festival della Filosofia di Modena del 2016, parla della convivenza, definendola una parola della quale, non si comprende pienamente il significato.


Convivenza significa con-vivere ossia vivere insieme, che per Bianchi è una necessità: non è possibile per un uomo rispondere pienamente alla propria vocazione umana senza la convivenza, senza l’altro la vita non è umana. È una grande sfida per ciascuno di noi imparare ad incontrare e a confrontarci con gli altri. Il maggiore ostacolo alla convivenza è la paura dell’altro, soprattutto dello straniero. Ma noi non dovremmo dimenticare che in ciascuno di noi c’è uno straniero che ci abita per cui dobbiamo rimuovere i pregiudizi che sono in noi. La nostra società sarà sempre più segnata dalla pluralità, dalla differenza, ma la nostra storia ci racconta che noi siamo il frutto dell’incontro tra ebraismo, mondo greco e mondo romano, e poi tra mondo romano e mondo dei barbari, e poi tra mondo dei barbari e modernità.


Le nostre radici sono plurali e la nostra cultura, la nostra civiltà sono il frutto di questo dialogo e confronto che tra diverse culture. In conclusione secondo Bianchi ciò che può aprire a una vera convivenza è solo la fraternità: noi abbiamo molto insistito su libertà e uguaglianza, trascurando la fraternità, ma libertà e uguaglianza senza fraternità diventano principi sterili e irrealizzabili.

 

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