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Ermanno Olmi: Tre fili fino a Milano

Il regista Ermanno Olmi segue una squadra di operai impegnata nel montaggio di una linea elettrica a 220.000 volt in Val Daone, nell’alto Chiese. Il lavoro dell’uomo viene inserito da Olmi nel paesaggio della montagna, che sembra immobile nel tempo e che si riflette non soltanto nella bellezza indifferente della natura, ma lascia i suoi segni nel volto, nell’azioni e addirittura nel dialetto degli uomini. Agli aspetti documentaristici e all’attenzione per un’antropologia condivisa che lo apparenta, nel cinema a Jean Rouch e nella letteratura a Mario Rigoni Stern, Olmi affianca un istintivo senso dell’immagine cinematografica capace di trasformare tralicci e fili in forme geometriche di sorprendente perfezione formale.
Durante gli anni che vanno dal 1953 al 1961, Olmi realizzò circa quaranta documentari, raccontando attraverso le immagini le condizioni dei lavoratori e la dimensione umana delle attività produttive. Più che i pali elettrici che portano energia a Milano, di questo filmato restano impressi nella memoria dello spettatore i volti degli operai, segnati dalla fatica, il freddo che li avvolge, in un cantiere collocato in montagna, all`inizio dell`inverno, i falò accesi per riscaldarsi o le arrampicate sui tralicci, senza imbracature, privi di qualsiasi mezzo di sicurezza.

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