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Magnani: la filosofia della violenza

Lorenzo Magnani ci parla del suo ultimo libro, La filosofia della violenza (Il Melangolo, 2012) anche per sottolineare come il tema della violenza sia stato poco praticato in ambito filosofico, con le dovute eccezioni di Derrida, Benjamin e Arendt.
Come definire la violenza? Mentre un assassino viene visto come violento pressoché da tutti, è più difficile definire la violenza in altri contesti, dove le situazioni possono essere maggiormente sfumate - ad esempio nell'ambito delle istituzioni e del linguaggio. Molto spesso la violenza risulta essere ciò che viene percepito come violento, in relazione al soggetto che la subisce.

Esiste un collegamento diretto e fondamentale tra moralità e violenza: nel momento in cui si stabilisce un codice morale questo comporta necessariamente delle punizioni per chi lo viola o segue altre morali. Allo stesso modo la religione veicola non solo la credenza in uno o più esseri superiori, ma anche delle regole morali. Naturalmente senza una morale non si può aspirare a superare la violenza - perché è proprio la presenza di un codice a preservare la sopravvivenza e il benessere del gruppo sociale - ciononostante la sua attuazione implica dei comportamenti coercitivi.

Nella maggior parte dei casi, quando perpetriamo la violenza ci creiamo anche una giustificazione morale a sostenerla: è il fenomeno dell'embubblement, grazie al quale il nostro atto violento viene inserito in una sorta di "bolla" morale che ci consente di non riconoscerlo come tale. Un esempio ne è la spiegazione fornita da alcuni assassini dopo aver ucciso la moglie o la compagna: "Io la amavo e ho fatto la cosa giusta. Se lo meritava".

Magnani sottolinea che lo stesso linguaggio può essere violento, così come la scienza e perfino filosofia. La scienza, ad esempio, a dispetto della sua facciata neutra e oggettiva può generare numerose conflittualità perché crea nuovi modi di vedere le cose. Allo stesso modo la filosofia rende possibili delle nuove configurazioni che possono collidere con quelle vecchie e dare luogo a situazioni violente. Anche in questi casi sia lo scienziato che il filosofo giustificano la violenza scatenata asserendo che non era loro intenzione e appellandosi alla cosiddetta moralità epistemologica, secondo la quale la conoscenza deve dominare su tutto il resto.

Lorenzo Magnani - Università di Pavia

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