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Primo Levi: l`olocausto

L'11 aprile 1945 i soldati statunitensi liberarono il campo di concentramento di Buchenwald. Nello stesso giorno del 1987 fu trovato morto in fondo alle scale di casa lo scrittore Primo Levi, che negli anni della guerra aveva conosciuto il dramma della deportazione ad Auschwitz.

“Meditate che questo è stato”, si legge in una poesia di Primo Levi (Torino 1919-1987). Il verso riflette l’importanza della memoria, non solo affinché ciò che è stato non si ripeta, ma anche e soprattutto perché essa custodisca nel tempo “l’impossibilità di rassegnarsi al fatto che il mondo dei lager sia esistito, che sia stato introdotto irrevocabilmente nel mondo delle cose che esistono e quindi sono possibili”.
Primo Levi (Torino 1919-1987) venne deportato ad Auschwitz nel 1944. A testimonianza della sua tragica esperienza, scrisse nel 1946 Se questo è un uomo, a cui seguirono La Tregua, I sommersi e i salvati ed altri testi, quali L’altrui mestiere, Vizio di forma e Lilit.
La tragedia dell’Olocausto è documentata nel video attraverso le immagini della deportazione e della reclusione degli ebrei nel campo di concentramento di Auschwitz.
“Lo scopo del lager è l’annientamento dell’uomo, che prima di morire deve essere degradato in modo che si possa dire, quando morrà, che non era un uomo”. Queste sono le parole del comandante nazista Franz Stangl, tratte da In quelle tenebre di Gitta Sereny. Esse esprimono quel tentativo di annullamento della stessa dignità dell’uomo che costituisce una tragedia insanabile per il popolo ebraico e continua ad offendere non solo i sopravvissuti, ma qualsiasi essere umano. Ciò nonostante, le parole di Levi, a fine filmato, ripongono nei giovani la speranza di un futuro in cui sia ancora possibile scommettere sull’uomo.

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