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Salvatore Natoli. L`educazione alla felicità

Salvatore Natoli, intervistato al Festival della Filosofia di Modena 2018 Verità, parla del suo libro del 2012 pubblicato da Aliberti, L’educazione alla felicità. La disposizione fondamentale degli uomini è la tendenza ad essere felici. Ma bisogna intendersi sul concetto di felicità. C’è una dimensione dell’essere felici che è il sentimento della propria illimitata espansione, ma questo sentimento espansivo trova una contraddizione nella realtà delle cose, tanto che il senso comune afferma che la felicità non è di questo mondo o è possibile solo per brevi momenti. Cercare la felicità negli oggetti esterni porta inevitabilmente alla disillusione, mentre l’unico modo per trovare la felicità è la valorizzazione della propria soggettività, della propria creatività. La felicità consiste nell’incremento delle proprie potenzialità, la gloria della vittoria, come diceva Nietzsche, e per raggiungerla è necessario conoscere noi stessi, le nostre abilità.
Come dicevano i grandi filosofi classici la felicità è la virtù. Ma la virtù non va intesa come castrazione del sentimento o come rispetto delle regole. I greci chiamavano la virtù aretè, parola che viene dalla stessa radice di ars, e che indica l’abilità a superare una difficoltà.

La felicità consiste nella capacità di superare le difficoltà invece che subirle. Spesso gli uomini sono infelici perché non conoscono l’arte di vivere, non sanno cogliere le opportunità che la vita continuamente offre loro. Ogni situazione della vita ha delle possibilità di felicità, persino il dolore quando viene vinto procura felicità

L’opposto della felicità non è il dolore ma la noia, quando il mondo non ha più significato per noi e una delle cause della noia è che siamo sempre attenti a noi stessi, ripiegati in noi stessi, riducendo tutto ciò che ci offre il mondo a noi. La dimensione della felicità è l’apertura, il guardare nelle cose la loro novità. L’educazione alla felicità è l’educazione alla relazione giusta con le cose, che vuol dire rispettare le cose. La parola chiave è delibare: chi ama il vino lo deliba, non si ubriaca mai, mai da ogni goccia di vino riesce a stillare il suo sapore, e per questo deve avere una competenza. La felicità esige competenza e sapienza, un’educazione alle giuste relazioni con gli altri.



Salvatore Natoli è stato a lungo professore di Filosofia teoretica presso l’Università di Milano-Bicocca. Attento alla ricostruzione delle linee fondamentali del progetto moderno, ha rivolto la sua attenzione al senso del divino nell’epoca della tecnica e alla possibilità di un’etica che sappia confrontarsi con il rapporto tra felicità e virtù e con gli aspetti della corporeità e del sacro, sottovalutati dal razionalismo classico. Tra i suoi libri: La felicità di questa vita. Esperienza del mondo e stagioni dell’esistenza (Milano 2000); Stare al mondo. Escursioni nel tempo presente(Milano 2002); Libertà e destino nella tragedia greca (Brescia 2002); La verità in gioco. Scritti su Foucault (Milano 2005); Sul male assoluto. Nichilismo e idoli nel Novecento (Brescia 2006); La salvezza senza fede (Milano 2007); Edipo e Giobbe. Contraddizione e paradosso (Brescia 2008); L’edificazione di sé. Istruzioni sulla vita interiore (Roma-Bari 2010); Il buon uso del mondo. Agire nell’età del rischio (Milano 2010); I comandamenti. Non ti farai né idolo né immagine (con P. Sequeri, Bologna 2011); Eros e philia (Milano 2011); L’educazione alla felicità (Reggio Emilia 2012); Le verità del corpo (Milano 2012); Perseveranza (Bologna 2014);Il linguaggio della verità. Logica ermeneutica(Brescia 2014); Le inquietudini della fede (Venezia 2014); Antropologia politica degli italiani (Brescia 2014); L’edificazione di sé. Istruzioni sulla vita interiore (Bari-Roma 2015); I nodi della vita (Brescia 2015); Il rischio di fidarsi (Bologna 2016); Scene della verità (Brescia 2018); L’animo degli offesi e il contagio del male (Milano 2018).

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