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Spinelli: il nulla da Parmenide a Epicuro

Il professor Emidio Spinelli traccia una breve storia del nulla all'interno della filosofia antica partendo, naturalmente, da colui che per primo ne parlò in relazione all'essere: Parmenide. Il problema del nulla, infatti, è metafisicamente risolvibile nel problema del non-essere. Il non-essere, semplicemente, non è, ed è una via assolutamente non percorribile, perché esso non né è pensabile (non si può pensare il nulla, dato che si penserebbe sempre a qualcosa), né comunicabile. Come rendere conto, allora, della diversità dei fenomeni? Cercarono di dare una risposta i cosiddetti filosofi pluralisti. Gli atomisti, ad esempio, parlarono della realtà come composta di "pieno" e di "vuoto", dando dignità a quel non-essere che Parmenide aveva totalmente escluso.

Più tardi fu Gorgia a riprendere il discorso sul non-essere, assumendo una netta presa di posizione contro Parmenide. Per Gorgia nulla esiste, se anche qualcosa esistesse non sarebbe conoscibile e se anche fosse conoscibile non sarebbe comunicabile. L'esito di tutto ciò è un rafforzamento del linguaggio: anche se non possiamo dire nulla di certo sulla realtà, ci rimane sempre questo strumento, che ha un forte potere retorico e pragmatico.

Da parte sua Platone combattè la posizione sofistica, e nel contempo tornò a fare i conti con Parmenide. Nel Sofista commise il famoso "parricidio" del padre Parmenide, passando dall'idea di un non-essere assoluto a quella di un non-essere relativo a ciò che è altro o diverso: un oggetto è tale anche perché "non-è" altri oggetti. In tal modo il non-essere fu reintrodotto all'interno del pensiero e dell'esperienza quotidiana delle cose.

Con l'epicureismo si torna ad operare un confronto con Parmenide. Epicuro concepiva la realtà come composta di atomi e di vuoto. Affermò che "nulla si genera da ciò che non è", aggiungendo poi che "nulla scompare o si corrompe in ciò che non è". Percorrendo la stessa strada dei pluralisti, Epicuro non prese mai in considerazione il passaggio da un essere assoluto (come ad esempio la nascita) a un non-essere assoluto (come la morte), quanto piuttosto si riferì al cambiamento, a ciò che non-è momentaneamente e a ciò che sarà dopo.

Parmenide

Gorgia

Epicuro

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